Un massaggio che è rimasto dentro

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hétfő 16 november 2020

Come sovvertire la piramide di Maslow

le "Prime esperienze" si portano dentro. Finalmente mi conferma il giorno un giovedì alle 18.00, bene, sono contento ed emozionato e ho un po’ di timore, nell’ email mi chiede il costo del massaggio, rispondo che pratico solo per passione e non ho bisogno di soldi. , ci scambiamo i telefoni per i dettagli e l’indirizzo ma non ci chiamiamo mai, solo messaggi via sms, ho l’indirizzo una zona di Rifredi, vedo la cartina e parto in anticipo con il mio olio di mandorle essenziale, i mie teli e la mia eccitazione. Arrivo alla sua abitazione una bella palazzina gialla, vedo sul campanello il nome e suono. Io sono vestito con i jeans ma ho una giacca blue che uso sempre come portaoggetti e un cappotto lungo nero e una sciarpa bordeaux. I miei capelli corti appena tagliati mi donano sempre un bell’aspetto e i miei occhi verdi fanno il resto anche se spesso coperti da un paio di occhiali, legati a me, da mille avventure. Apro è rimango sorpreso dall’ accoglienza, una donna sui quaranta anni capelli e occhi neri, si presenta in accappatoio, mi dice con voce “suadente” ho appena fatto la doccia, sono pronta per il massaggio ma sono molto stanca spero di non addormentarmi” La rassicuro che può fare ciò che desidera, mi offre un buon caffè mentre in un pentolino scaldo l’olio alle mandorle. Il profumo invade la casa, io sono tranquillo e anche Lucrezia, appoggia il telo sul tappeto della camera si toglie l’accappatoio bianco e appare un corpo levigato, sinuoso, seno ben proporzionato e un lato B da favola. Appena si stende levandosi il reggiseno resto colpito dalla morbidezza della pelle, sembra seta, mi chiedo forse ha sbagliato nome dovrebbe chiamarsi Messalina cosi giustificherei la pelle per il bagno nel latte d’asina. Si lascia il tanga rosa, si distende e mi offre una visuale fantastica delle gambe, delle sue splendide natiche e della schiena abbronzata. Le luci di candela che aveva precedete acceso rendono la camera incantevole. Immergo le dita nell’olio caldo e profumato e inizio a massaggiare le cosce, i polpacci i piedi, io, per la cronaca, sono rimasto in t shirt e jeans e chiaramente mi sono tolto le scarpe. Cerco di dare tutto me stesso non è il primo massaggio che faccio, ma un massaggio erotico si, ma non ci penso. Massaggio con vigore e dolcezza alla stesso tempo chiedo il consenso e lei mi dice che è fantastico, mi abbasso per utilizzare i miei avanbracci che scorrono sulle sue gambe leggeri e lenti come due rulli che impastano. Sento arrivare il suo profumo, sono vicino alle sue parti intime, mi sembra di sentire un profumo di umori femminili ma è solo un mio pensiero. Un pensiero perverso. Massaggio i piedi, e risalgo, finalmente posso massaggiare le natiche, affondo le mie dita e loro rispondono con una turgidità inaspettata, massaggiando i lati le natiche si aprono, il filo rosa ricopre il forellino posteriore che riconosco per le mille rughe di piacere che mostra, il pube rimane coperto dalla striscia rosa ma la pelle intorno e liscia senza peli, levigata. Chiedo se vuole togliersi le mutandine .. per non ungerle.. certo mi dice lei con disinvoltura. Non avevo avuto nessuna erezione fino al quel momento concentrato a fare bene il mio lavoro, ma la visuale senza slip è impossibile, mi si è schiuso davanti un sesso bellissimo di un rosa chiaro che il chiarore di due candele illuminano. Le due natiche lasciavano aperto un orifizio di una bellezza e di una forma perfetta, è vero che ho sempre avuto un debole per il secondo canale, mi piace farci di tutto ma quando dico tutto vuol dire tutto ad iniziare dalla lingua che provo ogni volta ad infilare sempre di più finché il dolore all’attaccatura mi dice che più di così non è possibile, ma io insisto finché i mugolii della compagna non diventano un cantico soave e continuo. Mi metto di lato inizio il massaggio interno coscia, quando le mie mani scorrono vicino all’intimità il suo sesso si dischiude in modo strano, posso notare un piccolo neo sulle grandi labbra che vorrei baciare, toccare, accarezzare ma non so se posso farlo, vorrei un suo segnale, sono troppo educato ma per il momento non arriva, i miei jeans mi stanno sempre più stretti il dolore a volte è forte, ma con l’asciugamano mi tocco per cercare di sistemarlo ..ma invano. Penso ad una polluzione di quelle notturne che ancora oggi ritornano a rinfacciarmi la mia gioventù…. magari così mi alleva la sofferenza..ma continuo il massaggio. Mi sposto davanti alla sua testa poggiata di lato, inizio a massaggiarle la nuca con i polpastrelli e sento sotto di me un rilassamento totale. Dopo le spalle, le braccia, le mani; inizio a massaggiare la schiena con un sistema che utilizzano in pochi, io ho la presunzione di utilizzare questa tecnica in modo esclusivo, utilizzo le dita come se fossero delle gambe e cammino sulla pelle come tanti piccoli uomini. Le mie compagne di giochi mi richiedono sempre il bis. L’olio ricopre oramai tutto il corpo, non è più caldo come all’inizio ma le mie mani sono bollenti, ne verso un po’ sui glutei, sento un movimento del corpo, un sussurro, noto che le gambe si aprono dolcemente, ma sono dalla parte opposta e le natiche tonde e rosee mi coprono la valle del paradiso, ma immagino, muovo le gambe, i miei jeans mi sembrano più piccoli di due taglie.. sono già passati sicuramente più di trenta minuti ma non ho l’orologio, è giunto il momento di chiederle di mettersi supina ma prima un’altra camminatina sulla schiena con le mie dita che passeggiano con un millepiedi maschio impazzito che cerca la sua femmina. Inizio lento dalle spalle, scendo lungo i fianchi, poi mi accentro seguo il suo solco che la schiena segna, mi soffermo alle due fossette sopra i glutei, ci gioco come fossero due fori della presa elettrica e le mie dita la spina, la scarica elettrica arriva ad entrambi, mi muovo sui glutei scivolo al centro delle natiche, la pressione dei mie polpastrelli è forte , inavvertitamente il dito mignolo che cammina , sembra indipendente dalla mano, scivola nel solco andando a toccare il bottone che è l’ingresso del piccolo orifizio, scivola ma entra per una falange dentro di lei. Non volevo è successo, lei non dice niente ma divarica ancora di più le gambe, esco due volte ma rientro per ben altre due volte ma più in profondità un gemito soffocato dal telo esce dalle sue labbra. Il dito adesso è libero dalla stretta dei muscoli dello sfintere, ma come un prigioniero rassegnato vorrebbe restare chiuso nella sua trappola di piacere. Lei si volta, si posiziona supina, mi sorride, stendo ancora dell’olio sull’addome, sul seno, inizio a massaggiare il seno ma le mie mani vengono bloccate da dei capezzoli che sventolano la loro turgidità, cerco di passarci intorno ma ogni tanto li sfioro, ad ogni passaggio le sue labbra si schiudono, si bagna le labbra con la lingua, ma non mi guarda mai, la luce si è fatta più soffusa una candela si è spenta. Le tocco il ventre, mi sento uno scalatore, che sciocco… penso al monte di venere… sorrido tra me e me per l’insana analogia. Lui invece è oramai è parte integrante dei miei jeans e li attaccato che rappresenta la forza femminile che ha su di me. Accarezzo sotto l’ombelico è finalmente mi dice: “ma devo rimanere rilassata” , mi chiede con un filo di voce con una fatica che sembra sotto tortura.., certo le dico, se gradisci posso fare un massaggio completo , tutto le parti del corpo meritano di essere massaggiate, sempre se ti fa piacere, non dice niente ma apre le gambe e un si penso, inizio a massaggiare l’inguine , ad ogni passaggio, le labbra si schiudono accompagnate da un gemito, massaggio la fessura calda come un vulcano in eruzione , gli umori mi invadono la mano, lei si contorce ma rimane sdraiata ma si attacca ai miei jeans, sento che gli tira forte , come se volesse strappargli, io la lascio fare ma mi fa male. Il magma continua ad uscire ed è a fiotti, avevo sentito parlare dello squirting ma non avevo mai avuto un esperienza diretta. Ero eccitato ma concentrato volevo regalarle il massimo piacere, per questo avevo risfoderato il corso di Tantra che avevo fatto molti anni fa vicino a Chiusi con la compagna di allora. Un mio dito entra dentro di lei e accarezza la parte sopra la vagina, la zona zigrinata è sotto i miei polpastrelli la domino la tocco, provo dopo con due dita, riesco e le massaggio il clitoride, lo sento è diventato duro, con l’altra mano mi abbasso ed entro con il dito medio e con il pollice sempre della stessa mano entro davanti, massaggio internamente, cerco di far incontrare le due dita, le sento vicine solo pochi centimetri le dividono ma restano in due luoghi erogeni ben distinti. Cerca di aprirmi i pantaloni ma non riesce io non l’aiuto ho le mani piene di umori e di olio, non voglio usare il telo, è un piacere troppo intenso. Mi guarda gemito uno schizzo improvviso mi colpisce il bicipite, un’altro schizzo imperioso mi bagna il braccio mi cola fino alle dita, fantastico penso. Le si alza ad un tratto, mi guarda mi fissa negli occhi e mi dice sto per venire , urlerò avrò delle convulsioni continua finché non ti respingo e mi chiudo , mi rannicchio su me stessa da lì in poi non mi toccare finché non mi riprendo, sembra implorarmi, non ti conosco ma mi fido di te, penso che stia facendo una di quelle scenate egocentriche, “occhio ragazzo , che raggiungo l’orgasmo solo io” resto perplesso, ma continuo lei è stesa rilassata, entro dentro di lei con tre dita il campo in cielo zigrinato si muove, lo sfintere è allargato ho due dita, lei si contorce, sembra in trance , un altro getto mi bagna la mano e il telo, il tappeto sembra che galleggi nell’acqua. Tira indietro la testa, gli occhi vanno indietro, mugola forte trema come è successo a mio cugino che ha avuto le convulsioni gravi davanti alla casa al mare d’estate, non chiamo l’ambulanza come ho fatto l’altra volta, mi ha avvisato, ma non credo ai miei occhi si contorce, si morde le labbra, esce lava dalla sua calda vagina, l’ano è cosi dilato che potrebbe accogliere anche il mio pene. Si agita sempre di più un urlo che diventa un rantolo, si piega di lato, come un feto, mi toglie la mano con forza e trema, trema, trema ad occhi chiusi, la guardo ammirato e un po’ intimorito. Le sfioro la gamba ma mi scalcia e mi colpisce ad una coscia con violenza, mi allontano un po’ mi asciugo le mani al telo, e la guardo… è come addormentata, in trance. Non è presente, avrei potuto andarmene e non se ne sarebbe accorta, ma sono rimasto lì davanti incredulo ad ammirare un orgasmo sogno che forse tutte le donne vorrebbero, ogni pochi secondi un sussulto come un orgasmo perpetuo, infinito . Ho ripreso l’orologio, che avevo in tasca, è durato ben quindici minuti questa magnifica trance orgasmica, si risveglia mi guarda, mi ringrazia per aver eseguito alla lettera le istruzioni. Le sorrido e cosa avrei potuto fare se non ammirarla, toccarla era impossibile. Io sono in ginocchio , il mio cazzo oramai è rassegnato a morire nei jeans ma Lucrezia lo vede, forse ha compassione, mi sbottona mi tira giù i pantaloni , mi fa girare, e la guardo smarrito , cosa vorrà farmi , mi fa mettere a pecorina, si mette dietro di me , e inizia a baciarmi i glutei , li lecca entra dentro di me con la lingua, con la mano mi tocca la mia esplosione, mi fa alzare si mette in ginocchio davanti a me , con un dito entra dentro di me nel mio orifizio precedentemente bagnato, non ha difficoltà , mi piace , si alza sulle ginocchia e lo prende in bocca, lo bacia con esperienza , lo fa mentre mi guarda nella penombra. Esplodo, il mio seme le invade il volto, le fa in modo che non ne vada persa una goccia e usa il mio bastone come un pennello da make up , lo spalma nel viso sulle guance facendo attenzione a non farlo andare negli occhi. Io crollo seduto per la gioia di un orgasmo troppo atteso. Lei mi guarda ha il viso tutto coperto dal mio seme, penso che andrà a toglierlo in bagno…mi guarda e mi dice, non ti dispiace se lo lascio sul viso per un po’ …è la migliore maschera per la giovinezza mi dice sorridendo. La guardo estasiato, mi alzo sono un bagno di sudore, le chiedo se posso fare la doccia, mi rivesto, anche lei decide di farsi la doccia e levarsi il mio liquido dal volto. Ci salutiamo, mi dice alla prossima, ma io so già che non ci sarà una prossima volta, questo incontro è stato unico, esclusivo non lo voglio cancellare con un secondo incontro che non potrà mai uguagliare il primo. Vivrò con il ricordo dell’orgasmo perpetuo.

J.K. Ben